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Coaching: il tennis pronto alla rivoluzione

di Fabrizio
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L’inizio della stagione dell’erba, con la doppia affermazione del nostro Matteo Berrettini nel torneo di Stoccarda e nel Queen’s, coincide anche con l’introduzione di una novità che è destinata a cambiare per sempre il mondo del tennis.

Stiamo parlando del coaching, vale a dire la possibilità per gli allenatori di poter interloquire con i giocatori durante una partita, cosa per adesso vietata e che in tempi non sospetti ha creato polemiche e dibattiti, essendo un elemento di disturbo durante il quale il classico incoraggiamento può trasformarsi in un vero e proprio consiglio, come accaduto più volte al greco Tsitsipas con i suoi siparietti con il padre Apostolos, suo coach, causando il “warning” da parte del giudice di sedia.

Dalla seconda metà della stagione, a partire dall’11 luglio, quindi con gli US Open e le Finals di Torino compresi, il coaching sarà definitivamente permesso nei tornei ATP, dopo la sperimentazione in campo femminile, ma con delle limitazioni atte a non rendere lo svolgimento della gara troppo farraginoso.

In primo luogo, il coaching verbale e non verbale sarà consentito purché non intralci il gioco, con gli allenatori che si devono sedere nella loro area riservata sugli spalti. Il non verbale è sempre permesso, mentre il verbale potrà essere fatto solo nei casi in cui il tennista stia giocando nel lato del campo in cui si trova il suo allenatore, fermo restando che si deve trattare di frasi brevi e non di conversazioni. E’ vietato fare coaching nei casi in cui il proprio assistito debba lasciare il campo per qualsiasi motivo.

A breve quindi prenderà il via la sperimentazione che durerà fino alla fine del 2022, termine nel quale si valuteranno i risultati e si deciderà se integrare questa pratica in modo definitivo.

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