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Nuoto: la Fina decide per il divieto per i transgender di partecipare alle gare femminili

di Fabrizio
nuoto gender

Mentre ai Mondiali Di Budapest, iniziati lo scorso 17 giugno, la spedizione italiana può gioire per l’oro dei 100 metri rana di Nicolò Martinenghi, protagonista anche del record azzurro, il mondo del nuoto è finito al centro della cronaca per la decisione della Federazione Internazionale FINA di non far partecipare nelle gare del tabellone femminile gli atleti transgender.

La disposizione è scaturita a seguito di un congresso generale straordinario che si è tenuto proprio in questi giorni nella capitale ungherese. Le votazioni hanno portato alla decisione definitiva con il 71,5% dei voti tra 152 componenti del board di nuoto. Questo divieto non interessa però le nuotatrici che hanno completato la transizione sessuale entro i 12 anni, che invece potranno gareggiare. Come si legge nel documento ufficiale, il fattore determinante per questa soluzione è collegato al fatto che “Il sesso biologico è un determinante chiave delle prestazioni atletiche”.

Lo scorso novembre, la Fina aveva organizzato un incontro con medici endocrinologi ed esperti di discriminazione nello sport, arrivando a questa conclusione che è entrata in vigore oggi, 20 giugno 2022.

Per garantire comunque la pratica sportiva, verrà introdotta una terza categoria, la cui struttura verrà realizzata entro i prossimi 6 mesi, per permettere agli atleti/e gender di poter competere, salvaguardando però allo stesso tempo l’equità, in particolare per quel che concerne lo sport femminile.

La questione riguardante il gender nel nuoto era salita alla ribalta qualche mese fa, quando la statunitense Lia Thomas, nata Thomas, aveva vinto delle gare femminili nei campionati NCAA di Atlanta, Stati Uniti, dividendo l’opinione pubblica, con il governatore della Florida, Ron DeSantis, che non aveva riconosciuto i suoi successi.

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