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Qatar 2022, i Mondiali dello sfruttamento. 6500 operai morti silenziati dai media

di Redazione EFBET News
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A un anno all’inizio dei Mondiali in Qatar del 2022, continuano le proteste da parte delle associazioni dei diritti riguardo al trattamento che i lavoratori impegnati nella costruzione degli Stadi e delle infrastrutture stanno subendo da molti anni a questa parte.

Sono passati ormai oltre 10 anni da quando la Coppa del Mondo fu assegnata, a sorpresa, al piccolo emirato che si affaccia sul Golfo Persico. Da quel giorno, il Qatar, per rispondere alla richiesta di manodopera per la realizzazione di impianti, hotel e strade, fece affidamento su un vasto gruppo di immigrati provenienti dall’Africa e dall’Asia.

Per riuscire a terminare i lavori entro l’inizio dei Mondiali, tali lavoratori sono stati costretti a orari di lavoro disumani e condizioni di vita al limite dell’immaginabile. Come riporta il tabloid inglese The Guardian, infatti, dal 2010 a oggi sarebbero morte circa 6500 persone in seguito ai lavori svolti in Qatar, in particolare per insufficienza cardiaca e respiratoria acuta. Secondo l’Onu, per 4 mesi all’anno i lavoratori sono stati costretti a lavorare sotto il sole cocente con temperature che toccano i 48 gradi celsius. Senza contare il salario che, secondo quanto riferito da dipendenti africani, sarebbe meno di un euro all’ora.

Oltre a questo, gli operai vivono ammassati in baracche, le cui condizioni igieniche non sono sufficienti a garantire un ambiente salubre e, in molti casi, dormono addirittura all’interno del cantiere stesso. Inoltre, una volta terminati i lavori e iniziati i Mondiali, il destino di questi lavoratori sarà quello di abbandonare il Paese, non essendo più “utili” alla causa e, di fatto, non riconoscendo loro il grande sforzo degli anni precedenti. Per quel che riguarda le morti, i vertici governativi hanno smentito i dati, asserendo che, il numero vero dei decessi sia in linea con la grande mole di persone impiegate negli immensi lavori di questi 10 anni, chiedendo ai giornali e alle organizzazioni di portare delle prove sulle loro accuse, cosa molto difficile.

Tale trattamento, secondo Amnesty International, è frutto dell’istituto giuridico presente in Qatar, denominato Kafala, secondo il quale l’immigrato che viene a lavorare nel Paese viene “sponsorizzato” dal datore di lavoro che, a quel punto, detiene l’assoluto controllo della persona sotto contratto, dal quale difficilmente ci si può svincolare, e può disporre dei suoi servizi stabilendo lui le regole, senza l’intervento dello Stato. Proprio al Governo centrale era stato richiesto di riformare tale pratica per migliorare le condizioni dei lavoratori, cosa che però non ha risolto il problema dello sfruttamento.

Nel frattempo in molti stanno chiedendo il boicottaggio delle manifestazione da parte delle squadre, cosa che presumibilmente non avverrà per i molti interessi economici messi in campo sia dalla FIFA che dal Qatar stesso che, con questi Mondiali, continua le sue operazioni di soft power attraverso lo Sport.

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